In nome della sicurezza

Le norme prescrivono l’obbligo del casco per la guida dei ciclomotori e dei motoveicoli e questo ci sembra del tutto normale. Eppure non è sempre stato così. Era il non molto lontano 1986 quando fu introdotta in Italia una legge per rendere obbligatorio l’uso del casco per i motociclisti di tutte le età, e per i ciclomotoristi fino ai 18 anni.  Da quel momento l’uso del casco tra i motociclisti è aumentato dal 15% al 97%. Una percentuale soddisfacente e, da allora, stabile.

Per quanto riguarda la guida dei ciclomotori, invece, dopo un iniziale aumento dal 4% a oltre il 50%, l’uso del casco tra i ciclomotoristi si è progressivamente ridotto fino a circa il 20%. Un valore decisamente preoccupante. Fu così che il 30 marzo 2000 entrò in vigore la nuova legge sul casco che ne estese l’obbligo anche ai maggiorenni circolanti su un ciclomotore.  Nel giro di pochi mesi, presa consapevolezza del nuovo obbligo, le percentuali d’uso superarono il 90%, seppure non in tutte le zone d’Italia.

A conferma dell’utilità della normativa, diverse statistiche riportano come confrontando il periodo precedente (febbraio e marzo) con quello successivo (aprile, maggio e giugno) alla sua entrata in vigore, si è osservata una marcata diminuzione degli arrivi al pronto soccorso di soggetti coinvolti in incidenti stradali, fino al 40% in meno. Osservando poi la statistica specifica riguardante le diagnosi riconducibili alle lesioni al capo si arriva ad una riduzione del 75%,

Una imprevedibile conferma all’utilità di avere regole stringenti sulla sicurezza arriva dalla constatazione che nello steso periodo vi è stata anche una netta diminuzione (circa il 25% in meno) negli arrivi al pronto soccorso per altri lesioni che non hanno a che vedere con l’uso del casco. È molto probabile che la rinnovata consapevolezza del rischio -nonché il tam-tam mediatico conseguente- abbia portato ad una guida più prudente e alla conseguenza di avere meno incidenti. In definitiva, si stima che in un anno il casco abbia salvato 180 persone, abbia evitato 350 casi di invalidità grave ed evitato circa 8.000 ricoveri.

Nel frattempo non sono state introdotte altre norme più stringenti per la circolazione su strada, in particolare, nonostante si siano susseguite nel tempo diverse notizie al riguardo, non è mai stato reso obbligatorio l’uso del giubbotto catarifrangente o dei guanti omologati, come invece è avvenuto nella vicina Francia.

Come interpretare, allora, l’obbligo di abbigliamento specifico previsto negli esami di guida per le patenti dei ciclomotori e delle moto? In più modi: innanzitutto una maggior garanzia di sicurezza in fase di esame, quando la eventuale responsabilità di una caduta potrebbe essere addossata alla motorizzazione (a causa delle condizioni della pista, per esempio); l’altro come forma didattica, ovvero un suggerimento a tutti i futuri conducenti sul fatto che il casco è importante ma anche l’abbigliamento tecnico ha la sua valenza, nonostante non sia obbligatorio per legge. Quelle che vedete qui sotto solo le tabelle con le dotazioni indispensabili all’esame di guida, rispettivamente per la patente AM e per le patenti A.

Questi sono i link per poterle scaricare.

DOTAZIONE AM

DOTAZIONE A

 

 

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